Martedì 5 maggio 2026 dalle ore 17:30
presso la Sala Viscontea Sergio Zeme di ALDAI e in modalità videoconferenza zoom
Dall’ultimo bilancio previdenziale (anno 2024) lo stato di salute delle nostre pensioni e del nostro welfare
Far quadrare il Bilancio Previdenziale di una nazione come la nostra è un compito piuttosto arduo e l’attuale situazione è molto vicina al classico punto di rottura. Il totale delle entrate contributive (il più recente anno di valutazione è il 2024) è di 261 miliardi di euro. Il totale delle uscite per le erogazioni delle pensioni è di 286 miliardi. Il saldo è un deficit di 25 miliardi di euro che, in sé stesso, è già una sentenza. Tuttavia, se depurassimo i costi da una serie di prestazioni assistenziali per 28,4 miliardi (che nulla hanno a vedere con la Previdenza) avremmo invece un attivo di 3 miliardi di euro. Verrebbe spontaneo tirare un sospiro di sollievo e reclamare una più corretta attribuzione dei costi separando dal bilancio INPS le prestazioni assistenziali da quelle previdenziali. Ma guardando al futuro, questo non basterebbe perché le proiezioni di crescita demografica della popolazione (e dei contribuenti INPS) per i prossimi anni è numericamente inferiore all’incremento dei potenziali aventi diritto alla pensione. Quindi la sostenibilità futura del nostro Bilancio Previdenziale è prevista entrare in una fase critica a breve. Cosa fare per evitare il peggio? Possiamo diminuire i costi diminuendo il numero delle prestazioni (ad esempio, alzando l’età pensionistica) oppure aumentare le entrate (i contributi previdenziali) migliorando il tasso di occupazione (ad esempio dal 62,5% al 70% mettendo al lavoro più giovani e più donne).
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